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No,alle tariffe minime

Autore:Stefania Perrelli
Fonte: CoLAP

 Data di pubblicazione: 5/7/2017

Ieri è stato incardinato presso la Commissione lavoro del Senato il disegno di legge A.S. n. 2858, denominato "Disposizioni in materia di equità del compenso e responsabilità professionale delle professioni regolamentate" ad iniziativa del Presidente Sen. Maurizio Sacconi e di cui è relatrice la Sen. Annamaria Parente. Il provvedimento, composto da 4 articoli, secondo quanto si legge nella relazione illustrativa è finalizzato a tutelare l'equità del compenso dei professionisti iscritti ad un Ordine, Albo o Collegio professionale. “Il provvedimento, si pone come anacronistico - apre la Presidente del CoLAP – il tema è stato già risolto con le liberalizzazioni, le cosidette lenzuolate di Bersani (decreto Bersani-Visco del luglio 2006 Ddl 223/2006), e tornare a discuterne è davvero inutile, ma soprattutto non risolutivo dei problemi che intenderebbe risolvere”. “Se i problemi da risolvere sono i ritardi dei pagamenti o anche più gravemente l’insolvenza dei clienti l’equo compenso o meglio le tariffe minime travestite da equo compenso non risolvono nulla, non inciderebbero affatto su questa problematica”. 

“Ricordo benissimo - continua la Presidente – che quando si procedette con le abolizioni delle tariffe minime, si fece per allagare il mercato incentivando la competitività e tentando di non penalizzare i giovani. Alla stessa tariffa (perché spesso era quello il parametro) il mercato sceglie, perlopiù, il professionista più anziano, consolidato e noto, introdurre un sistema di equo compenso ripristina quei paletti che hanno per anni chiuso le professioni italiane”. 

“Anche allora c’era chi vedeva l’apertura delle parcelle “negoziabili” tra le parti e legate al risultato della prestazione come un deciso passo in avanti in tema di concorrenza nel nostro Paese, e chi invece come gli architetti e gli ingegneri in particolare, paventavano il rischio che l’abolizione dei minimi tariffari complicasse la valutazione delle offerte economiche nelle gare d’appalto e nelle gare di progettazione; questo problema paventabile si può risolvere fissando tariffe con la PA, che resta il cliente più grande, più iniquo nelle tariffe e più insolvente dei nostri clienti”. 

“Diciamo NO alle tariffe minime (anche se si chiamano equi compensi) sia per gli ordinisti che per i professionisti ai sensi della legge 4/2013– sottolinea convinta la Presidente del CoLAP - perché non aiutano i giovani professionisti, perché sarebbero inapplicabili, e perché riconducono il lavoro autonomo nel modello di quello dipendente. Tra l’altro per le professioni ai sensi della legge 4/2013 sarebbe impossibile trovare l’organo che le fissa e quello che le controlla, rischiamo di regolamentare quello che è libero contro ovviamente a tutti gli indirizzi europei!”. 

“Siamo favorevoli invece – prosegue la Alessandrucci - a trovare una soluzione a parametri minimi fissi limitatamente ai rapporti con la PA eliminando laddove è possibile il minimo ribasso”. 

“Proponiamo, come chiaramente ha espresso anche la Senatrice Parente nella relazione – conclude la Alessandrucci – di poter ragionare sull’applicazione di un equo compenso nei rapporti tra professionisti associativi e PA, con l’apertura di Commissioni paritetiche composte da un lato dall’ente appaltante (la PA) e dall’altro dai fornitori (i professionisti ex lege 4/2013), potrebbero essere coinvolte eventuali altri stakeholders. In rappresentanza di questi ultimi infatti, ci sono le associazioni e le forme aggregative iscritte nell’elenco del MISE ai sensi della Legge 4/2013, che sono ad oggi gli interlocutori più autorevoli”. 

“La commissione a nostro avviso, diverrebbe infatti – spiega la Presidente del CoLAP – la sede più opportuna per affrontare questi aspetti, e far si che in un libero mercato non regolamentato, si possano identificare dei parametri per determinare l’equo compenso per il professionista che lavora per la PA”. 

“Le nostre sfide – chiosa la Alessandrucci - sono: promuovere una maggiore competitività e libertà nelle professioni, favorire politiche attive focalizzate sullo sviluppo delle competenze, di progetti professionali, di innovazione, ma anche lottare e ostacolare chi alza paletti, incentiva oligarchie e tenta di ricondurre il mondo professionale a uno spazio protetto, contrapponendo professionisti che invece lavorando insieme potrebbero contribuire alla ripresa del settore professionale e del Paese. E quando parlo di settore professionale non parlo solo di lavoratori autonomi, ma di professionisti nelle forme più diverse di esplicazione della propria attività”.

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