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Direttiva 2013/55/CE: l'Italia si esercita alla trasparenza

titolo: Direttiva 2013/55/CE: l'Italia si esercita alla trasparenza
autore/curatore: Emiliana Alessandrucci
argomento: Politica professionale
fonte: CoLAP
data di pubblicazione: 03/03/2014

Con la direttiva 2013/55/CE, approvata lo scorso gennaio, sono entrate ufficialmente in vigore le norme europee sul riconoscimento delle qualifiche professionali, modificando così la precedente direttiva 2005/36/CE. Le nuove norme puntano in particolare a rendere più efficace il sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali, in modo da favorire una maggiore mobilità dei professionisti all'interno dell'Unione Europea. 

Molte le innovazioni previste dalla revisione, tra le principali l’abolizione dell’articolo relativo alle piattaforme comuni in favore dell’introduzione dei Quadri Comuni di Formazione, un insieme comune di conoscenze, capacità e competenze necessarie per l’esercizio di una specifica professione, l’inserimento della Tessera Professionale Europea rilasciata da apposita autorità competente nazionale che consentirà al possessore di poter circolare liberamente in Europa grazie ad una procedura di riconoscimento più breve e infine l’attivazione dell’Esercizio di Trasparenza

Vorrei soffermarmi proprio su quest’ultima novità introdotta, perché ritengo che l’Esercizio di Trasparenza rappresenti un provvedimento che cambierà lo scenario italiano delle professioni in quanto richiede formalmente ai Paesi membri di avviare un processo di trasparenza delle forme di regolamentazione, per poi procedere ad una loro valutazione ed eventuale revisione. 

Da questa attività l’Italia quindi sarà costretta a rivedere il sistema regolatorio e a liberalizzare alcune attività professionali ingiustificatamente e /o erroneamente riservate. 

L’Esercizio di Trasparenza, all’art. 59 della Direttiva in questione, inciderà positivamente sulla mobilità professionale europea; gli strumenti di riconoscimento reciproco delle qualifiche sicuramente facilitano la libera circolazione, ma per intervenire sulla mobilità è sicuramente più efficace rimuovere gli ostacoli laddove possono essere considerati non afferenti ad interessi generali. 

L’art. 59 prevede in primis una mappatura delle professioni

La mappatura deve mettere in evidenza e facilitare l’accesso ad una serie di informazioni relative alle professioni regolamentate nel paese: autorità competente, normativa nazionale e/o regionale di riferimento, livello di studio rapportato ai livelli stabiliti dalla normativa (art. 11), breve descrizione dell’attività, e definizione delle attività riservate previste da legge (nazionale o regionale), tipo di regolamentazione, durata della formazione necessaria. 

La seconda fase prevede uno screening e una valutazione delle professioni già divise in due gruppi: gruppo 1 (servizi all’imprese, costruzioni, industria, settore immobiliare, trasporto, commercio al dettaglio e all’ingrosso), gruppo 2 (educazione, intrattenimento, salute e servizi sociali, servizi PA, turismo e altre attività non comprese nel gruppo 1). entro Giugno 2016, alla luce dei piani nazionali di valutazione e di intervento presentati dagli Stati membri, verranno proposte azioni utili a migliorare il contesto normativo. 

Questa strutturata attività è molto utile in un paese come l’Italia dove le regolamentazioni spuntano come funghi e spesso senza una vera motivazione legata all’interesse generale piuttosto all’interesse dei pochi. 

Abbiamo aperto un dialogo costruttivo con il Ministero delle Politiche Comunitarie perché vogliamo contribuire a questa importante ricognizione che necessariamente andrà a ridisegnare il sistema di riserve italiano. 

Gli effetti prevedibili saranno almeno due: 

- uno riguarderà la revisione delle attività riservate molte delle quali in Italia non si riferiscono ad interessi generali e comunque non sono chiare e interpretabili univocamente (penso per esempio alle riserve dello psicologo o del commercialista, larghe blande e poco chiare);
- l’altro riaprirà il dibattito sulle diverse derive che le Regioni hanno intrapreso in termini di regolamentazione. Nella nostra esperienza abbiamo riscontrato, soprattutto a livello regionale, una molteplicità di norme e di prescrizioni del tutto arbitrarie tese a chiudere o controllare l’accesso alle professioni; tutto questo è necessario metterlo in luce e rivederlo. 

L’esercizio che ci propone l’Europa quindi farà bene al nostro Paese, iniziamo a fare trasparenza sulle professioni e poi allarghiamo questo approccio a tutti i settori produttivi, sociali e rappresentativi del nostro Paese.

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